Lorenzo Dardano
Mi serviva questo sito internet per scrivere una frase che in pubblico non pronuncio mai, preferendo un “lavoro in radio” o “mi diverto con la voce”. E invece il mettere in fila il materiale sparso qua e là mi ha fatto ricredere. C’è la radio, con gli inizi nel 2008 a Piacenza dove mi sono laureato, passando per i talent, fino ad arrivare ai giorni d’oggi a Milano col doppio impegno presso RadioFreccia e con Radiospeaker.it.
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A TESTA…”NEL FUTURO”

A TESTA…”NEL FUTURO”

A seguito della pubblicazione dell’articolo “pre-partita”, non potevo esimermi dallo scrivere qualcosa dopo Roma-Liverpool del 2 maggio.

Anche in questo caso ho voluto attendere qualche giorno per esprimere la mia opinione e premetto che non parlerò degli aspetti “tecnici” della partita. Dico solamente, come (quasi) tutti hanno già ripetuto, che la qualificazione è stata persa all’andata, subendo un passivo (5 gol) troppo pesante e giocando, per la gran parte del match, ben al di sotto delle nostre possibilità. Il rammarico è acuito dal fatto – questo forse è un elemento sul quale non in tantissimi si sono concentrati – che i Reds rappresentavano una squadra alla nostra portata e “parificabile” ai giallorossi (in Premier League il Liverpool è terzo a 18 punti dal campione Manchester City, ovvero la stessa attuale posizione della Roma in Serie A e lo stesso distacco dalla Juventus, prossima vincitrice dello Scudetto). Difficilmente ci ricapiterà di giocare una semifinale di Champions League contro un “quasi pari avversario” (le altre opzioni erano Real Madrid e Bayern Monaco).

Peccato dunque, ma, come già fatto in precedenza, mi piace concentrarmi sugli aspetti più positivi che già solo l’aver giocato una partita di questo livello e, più in generale, il cammino della squadra nel torneo hanno portato con sè.
Non so in quanta e qual misura, ma la Roma in questa stagione è indiscutibilmente cresciuta e lo ha fatto proprio perché ha potuto giocare contro squadre già “cresciute”, come ad esempio Atletico Madrid, Chelsea e Barcellona. Si tratta di una crescita, secondo me, meritata: il diritto di giocare nella più prestigiosa competizione al mondo lo si acquista sul campo, attraverso le vittorie che determinano la propria posizione in classifica. Facendo un paragone scolastico, è un po’ come quando si devono fare i test per accedere alle università più prestigiose. Superando i vari esami, ma soprattutto respirando l’aria dei corridoi e delle aule di quegli atenei, si riesce non solo e non tanto a conseguire a una laurea, ma ad aprire i propri orizzonti e a confrontarsi (e a scontrarsi, per tornare all’ambito sportivo) con colleghi (leggasi squadre) stimolanti e tavolta superiori mentalmente (o calcisticamente). E a costruire quindi un futuro più roseo ed appagante.

Eccolo qui il famigerato “salto di qualità” che tante volte si è invocato e che la Roma (quasi) mai riusciva a compiere. E tutto questo non tanto per (de)meriti sportivi, ma piuttosto perché ci si continuava a misurare contro le stesse (poco competitive) squadre e più in generale dentro ad un campionato, seppur combattuto, dai livelli tecnici anno dopo anno sempe più bassi. Per tornare alla similitudine scolastica, come se si continuasse a frequentare la stessa scuola/classe per anni, venendo rimandati o bocciati alla fine di ogni anno.

Questa crescita, arrivata tra stupore e incredulità, dovrà però necessariamente proseguire le prossime stagioni, attraverso investimenti sulla squadra e nel famoso stadio, i cui lavori dovrebbero iniziare alla fine del 2018. Pur avendo fatto registrare il più alto incasso di sempre al botteghino di una squadra italiana in Champions (Roma-Liverpool ha fatto il tutto eusarito con un guadagno di circa 5,5 milioni di euro), le entrate totali del 2017 rimangono estremamente basse. Prendendo a riferimento la Juventus, lo scorso anno i bianconeri hanno chiuso la top ten europea con 405,7 milioni di entrate (la classifica vede in vetta il Real Madrid con 674,6 milioni). E la Roma? Ampiamente fuori dai primi venti, con solamente, si fa per dire, 171,8 milioni di ricavi, dietro al Napoli e persino l’Inter che non partecipa alle coppe europee da alcuni anni.
Non arriveremo (credo) mai al livello dei top club europei, ma abbiamo dimostrato di saperli affrontare, tavolta anche battere e mai sfigurare: perché allora smettere di crescere?

P.S. Il titolo è una presa in giro bonaria ai titoli usciti su diversi quotidiani, all’indomani del 4-2 che, come spesso accade, erano identici. “A testa alta” recavano le varie testate: titolo(i) “sportivamente” giusto(i). A me quella testa – che, sia chiaro, deve essere la testa di tutti (dirigenti, allenatore, squadra e tifosi) – mi piace pensarla oltre che alta, rivolta appunto verso il futuro. Un futuro fatto di nuove partite da giocare e magari da vincere.

Lorenzo Dardano

Lorenzo Dardano

Mi serviva questo sito internet per scrivere una frase che in pubblico non pronuncio mai, preferendo un “lavoro in radio” o “mi diverto con la voce”. E invece il mettere in fila il materiale sparso qua e là mi ha fatto ricredere. C’è la radio, con gli inizi nel 2008 a Piacenza dove mi sono laureato, passando per i talent, fino ad arrivare ai giorni d’oggi a Milano col doppio impegno presso RadioFreccia e con Radiospeaker.it. C’è la parentesi televisiva, tra lettura del telegiornale ed interviste.

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