Lorenzo Dardano
Mi serviva questo sito internet per scrivere una frase che in pubblico non pronuncio mai, preferendo un “lavoro in radio” o “mi diverto con la voce”. E invece il mettere in fila il materiale sparso qua e là mi ha fatto ricredere. C’è la radio, con gli inizi nel 2008 a Piacenza dove mi sono laureato, passando per i talent, fino ad arrivare ai giorni d’oggi a Milano col doppio impegno presso RadioFreccia e con Radiospeaker.it.
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Il Linguaggio in Radio, tra Conduttori e Ascoltatori

Il Linguaggio in Radio, tra Conduttori e Ascoltatori

Oggi si inaugura la serie di interviste ad Enrica Atzori riguardanti il linguaggio in radio. Dopo averne già parlato con Savino Zaba in relazione alla sua evoluzione, con Enrica ci concentreremo sulle parole utilizzate dai conduttori e dagli ascoltatori.

Il linguaggio dei conduttori radiofonici è strettamente condizionato dal tipo di programma che presentano. La varietà di generi e programmi è rispecchiata nell’estrema varietà linguistica, con livelli differenti di improvvisazione.

I programmi informativi e culturali rimangono ancorati al modello tradizionale della lingua scritta: al livello più basso di improvvisazione troviamo i notiziari, in cui proprio vengono letti testi scritti. Al livello più alto di improvvisazione abbiamo invece i programmi d’intrattenimento, musicale e leggero: i conduttori in studio imbastiscono, sulla base di una scaletta, un dialogo fra loro e con gli ascoltatori, con una prevalente finalità di contatto e di divertimento. Un esempio di programma che viene proposto è “La Famiglia Giù al Nord” di RTL 102.5.

Le scelte linguistiche si avvicinano al parlato quotidiano, in un registro informale o addirittura trascurato, con sovrapposizioni, interruzioni, cambi di programma delle frasi. Cioè spesso i conduttori “si parlano sopra” uno all’altro, a discapito della chiarezza. Nell’intrattenimento quindi il linguaggio risulta molto colloquiale, aperto in particolare ai giovanilismi: “ragazzi”, “un casino”, “di brutto”, “a palla”. Altri esempi li potete trovare nel libro “La lingua della radio in onda e in rete“.

Gli ascoltatori intervengono nei programmi con telefonate, whatsapp e messaggi vocali. In genere rispondono in eco alle trasmissioni, cioè ne assumono lo stile, la lingua, i tormentoni. Le telefonate e i messaggi vocali aprono a un italiano meno controllato e più popolare. In alcuni programmi i messaggi vocali sono montati proprio per aumentare l’effetto di realtà e risultano più marcati nelle particolarità regionali e gergali, inseriti come concessione, per esempio, al turpiloquio, alle parolacce.

Enrica Atzori

Enrica Atzori

Enrica Atzori ha conseguito il dottorato in Storia della lingua e letteratura italiana presso l'Università degli studi di Milano. Si è occupata in diverse pubblicazioni di lingua dei mass media e della comunicazione pubblica. Il suo libro più recente è "La lingua della radio in onda e in rete", Cesati, 2017.

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